La divina comedia
Dante Alighieri
La Divina Comedia è un poema di Dante Alighieri, capolavoro del poeta fiorentino, considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale e una delle più grandi opere della letteratura universale. È diviso in tre parti chiamate cantiche: Inferno, Purgatorio, Paradiso; il poeta immagina di compiervi un viaggio ultraterreno. Forse il titolo originale dell'opera è Comedìa: infatti è così che Dante stesso chiama la sua opera (Inferno XXI, 1-3), inoltre il nome di Commedia appare usato nell'Epistola XIII, indirizzata a Cangrande della Scala, a cui il poeta dedica il Paradiso. Purtroppo, si discute ancora sulla paternità della lettera. In essa, comunque, vengono addotti due motivi per spiegare il titolo conferito: un motivo di carattere letterario, secondo cui per commedìa era usanza definire un genere letterario che da un inizio difficoltoso per il protagonista si concludeva con un lieto fine; e un motivo di carattere stilistico, giacché la parola commedìa indicava opere scritte in un basso linguaggio, Dante scrive infatti in lingua volgare. Più che un atto di modestia da parte dell'autore, egli scelse questo nome probabilmente per via del "lieto fine" della parabola del viaggio ultraterreno, da un inizio drammatico (l'Inferno) al più bello dei finali: la visione di Dio nel Paradiso. Il titolo Divina Commedia è stato per la prima volta usato da Giovanni Boccaccio più di 70 anni dopo dell'anno di ambientazione del testo (1300), nel 1373 nella sua biografia dantesca Trattatello in laude di Dante, ma non divenne d'uso comune fino a che fu adottato da Ludovico Dolce nella sua edizione a stampa del poema nel 1554.
